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Violenza verbale e inclinazioni al diciannovismo nel Movimento 5 Stelle. Cosa ne pensano i parlamentari e i militanti lucani?

Rilanciamo anche su HyperBros.com l’articolo di Beppe Severgnini, pubblicato oggi sul Corriere della Sera. Il tema dell’articolo è la violenza verbale che, talvolta, caratterizza gli interventi pubblici ed i commenti in rete di militanti e simpatizzanti del Movimento 5 Stelle nei confronti di persone che si siano trovate ad esprimere critiche verso M5S.

Nell’articolo, Severgnini riporta la sua recente esperienza personale e si nota che il livello della violenza verbale, nonché la gravità degli insulti ricevuti dal giornalista sono, in effetti, piuttosto inquietanti. Commenti, volgari e minacciosi, pubblicati anche sul blog di Grillo. Tuttavia, a me sembra che l’elemento di rilievo dell’articolo stia nel nesso (quasi) logico che l’autore stabilisce tra lo stile tribunizio, con toni non di rado esasperati del leader del Movimento e la tendenza presente in alcuni militanti-simpatizzanti ad esprimersi in modo violento.

Avevo rinunciato a dire la mia sulle sciocchezze di Becchi, icona del Movimento, proprio perché, per l’appunto, ritenevo si trattasse di sciocchezze. Ma ora mi sembra utile approfittare dell’articolo del Corriere per chiedere ai nostri Parlamentari lucani 5 Stars, la Cittadina Portavoce Mirella Liuzzi ed il Portavoce Cittadino Vito Petrocelli, cosa ne pensino della questione “violenza verbale” e dei connessi pericoli. Ammesso che ce ne siano di pericoli e che, soprattutto, si riescano a vedere. Naturalmente, la domanda è posta anche a tutti i militanti lucani del M5S.

Per onestà, va detto che i nostri eroi di Basilicata li conosciamo già abbastanza (nel bene e nel male) e sappiamo che si sono sempre tenuti lontani dalle pose pseudo-diciannoviste che, purtroppo, affliggono qualche fazione di 5 Stelle. Magari, aggiungo, la relativa prudenza di linguaggio potrà dipendere anche da una sottile forma di “fare scafato” acquisita nell’antica formazione politica da uno dei due Portavoce. Ma questi fatti, comunque, ovvero la durezza delle posizioni sempre nel quadro della correttezza dialettica sono, ad oggi, acquisiti per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle in Basilicata.

Concludo osservando che, per un Movimento come 5S che presenta qualche radicata inclinazione anti-sistema, lo stigmatizzare e l’isolare gli estremismi(sti) dal potenziale violento, dovrebbe rappresentare una costante attività politica ed educativa dei dirigenti (o dei Portavoce, se preferite chiamarli così) e dei militanti più avveduti.

Questo è il link all’articolo di Severgnini.

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