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Tanti politici lucani in incarichi di prestigio ma la Basilicata chiude per decreto.

renziDI ANTONIO RIBBA – Non si conosce ancora il testo definitivo dei decreti portati ieri in Consiglio dei Ministri ma, almeno per quanto riguarda la Basilicata, si conosce già abbastanza, tanto per le vie ufficiali che per le ufficiose, riguardo alle linee di fondo della politica economica, sociale e culturale che il governo intende realizzare.

Una sintesi di alcuni punti rilevanti per la Regione:

  1. Vengono avocati al Ministero dell’Ambiente i poteri in materia di VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) sulle attività estrattive, anche per le procedure in corso.
  2. Vi è una previsione per tenere fuori dal Patto di Stabilità interno solo le royalties che riguardano le estrazioni aggiuntive che saranno realizzate in futuro.
  3. Parrebbe soppressa la Soprintendenza ai Beni Culturali, notizia di rilievo data ieri sera via Twitter dalla Soprintendente, Marta Ragozzino.
  4. La soppressione della Corte di Appello non farebbe parte del pacchetto di provvedimenti proposto ma, in realtà, l’ipotesi resta tutta intatta sullo sfondo.

La scelta di Renzi sulle royalties, fuori dal Patto solo per le estrazioni aggiuntive, se davvero vedrà questo epilogo, rappresenta un vero sberleffo al Governatore Pittella ed al Consiglio Regionale (nonché ai Lucani tutti). Infatti, non si dà alcuna risposta immediata in termini di risorse certe alla Regione e si sposta ad un futuro semi-indefinito la disponibilità di risorse aggiuntive, peraltro condizionali all’aumento delle estrazioni petrolifere!

In sostanza, l’amico Renzi ha trattato il ruggito di Marcello sulla Rivoluzione del Patto come il famoso Ruggito del Topo. La similitudine, in effetti, è forte: nel film del 1959, il minuscolo Ducato sulle Alpi francesi di Grand Fenwyck, con un’economia fondata sull’esportazione di vino, rischia la rovina per “colpa” degli USA. Allora, il Primo Ministro, Conte Rupert di Mountjoy (Peter Sellers) escogita l’ingegnosa idea di dichiarare guerra agli Stati Uniti.

Quindi divertimento, pur nella tragedia, assicurato, con il passaggio dalla Rivoluzione del Patto a quella del Pacco.

Insomma, si profila un vero disastro per la Basilicata, non ancora ufficialmente soppressa ma, di fatto, in via di chiusura per decreto.

Questa mattina abbiamo fatto un elenco su Twitter degli incarichi di prestigio, nazionali ed europei, ricoperti dai politici lucani. In effetti, la lista è davvero impressionante, si va dal super euro-deputato, Gianni Pittella, al capogruppo Pd alla Camera, Roberto Speranza, passando per vice-ministri e sottosegretari (Filippo Bubbico e Vito De Filippo), fino ad arrivare all’ala cattolica vicina al Ministro dei Beni Culturali, Franceschini (il proponente, tra le altre cose, della riforma delle Soprintendenze), rappresentata da Giampaolo D’Andrea, Capo di Gabinetto del Ministro, e da Salvatore Margiotta vice-presidente della Commissione di Vigilanza RAI.

A questi andrebbero aggiunti i non pochi parlamentari lucani, da Vincenzo Folino a Emma Fattorini, passando poi per Maria Antezza e Tito Di Maggio, senza dimenticare i transfughi Berlusconiani a pieno titolo nella maggioranza (alla Viceconte) e senza trascurare i parlamentari d’opposizione (ma, chiaramente, su una posizione ben distinta di responsabilità).

Su Twitter abbiamo usato un’espressione colorita sul peso politico effettivamente esercitato da questi illustri lucani, almeno alla luce della successione di provvedimenti governativi concernenti questa regione. Qui, tuttavia, riproponiamo il dubbio in una forma alternativa e più dubitativa: ma non è che questi incarichi, più che legittimare una reale rilevanza politica dei personaggi, svolgono la mera funzione di gratificare, con qualche medaglia più o meno di cartone, alcuni esponenti del ceto politico locale, preservandone al contempo l’irrilevanza sulle scelte strategiche, economiche e istituzionali, riguardanti la piccola ma ricchissima (di risorse) Basilicata?

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