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Non ho bisogno di ricordare la mia terra, la Basilicata è dentro di me

ArisaCosì Arisa, la cantante di origini lucane vince Sanremo. Vince un Festival destinato a rimanere leggendario per quello che in passato ha rappresentato. Ma, comunque la si pensi è lei che ha portato sul palco italiano più importante una ventata di semplicità che forse viene dalla sua esperienza e anche dal “sangue lucano” che scorre nelle sue vene.

Il dibattito è aperto, proseguirà per una buona settimana, forse più. Dopo l’exploit di Papaleo nel 2012 sullo stesso palco (che a me non piacque per niente) è questa ragazza semplice ad agitare le acque della pubblica opinione. Ecco, a me piace più la promozione “indiretta” di quella “diretta” (di Papaleo, che comunque apprezzo come attore).

Ieri sera su twitter (prima che ne fosse decretata la vittoria) Michele Franzese ha commentato una intervista rilasciata dalla “cantante di Pignola” alla mia collega Antonella Losignore per TRM h24.

E Michele commentando Arisa ha scritto (forse un po’ frettolosamente) che “in 3 minuti ha distrutto anni di politiche promozionali di Basilicata”.

 

Franzese (di mestiere comunicatore nell’ultimo anno anche nello staff del governatore Pittella) critica in particolar modo quanto la cantante afferma (al minuto 02:00 di questo video) in risposta all’intervistatrice che le chiede se la platea sanremese possa essere un modo di promuovere la Basilicata attraverso la sua musica. Arisa risponde:

“Ma davvero vogliamo essere promossi? Stiamo così bene alla fine, abbiamo delle così grandi bellezze, però è anche bello ogni tanto tenersi delle cose per sé. Siamo così belli proprio perché nessuno ci conosce. Magari, se fossimo più conosciuti ci sarebbe l’economia che magari sarebbe più florida però ci toglierebbero tutta la libertà che abbiamo di andare nei campi, di prendere il sole… Io la penso così – sorride – io abito in un posto dove c’è campagna, a mio padre volevano dare la casa al ‘serpentone’ ai tempi del terremoto e mio padre disse di no perché voleva vivere in campagna, isolato, doveva prendere il sole, noi dovevamo giocare. Insomma secondo me dobbiamo essere ‘scoperti’ ma fino ad un certo punto. Dobbiamo mantenere la nostra identità”.

Come darle torto? Almeno questo è quel che penso io. Poi non dimentichiamo che Arisa è una cantante, una bravissima (anche tecnicamente) interprete. E i cantanti hanno la testa “fra le nuvole”. I cantanti devono cantare, non occuparsi di “marketing” (che da queste parti forse sarebbe più lecito definire “marchetting” territoriale).

Arisa non sbaglia. Risponde da artista. Su twitter alla “dura” critica di Franzese sulle parole della cantante è poi seguito un botta e risposta abbastanza duro con altri cinguettatori lucani.

La migliore risposta, al di là delle nostre opinioni personali è rappresentata certamente dalla sua vittoria. Perché Arisa vince, non solo per le sue capacità e competenze (e lo so che in Basilicata non ci siamo abituati), ma anche e forse soprattutto per la sua genuinità, che nulla ha a che vedere con alcune politiche di promozione territoriale che invece vorrebbero snaturare i nostri territori e più in generale l’immagine di “Basilicata” che comunichiamo.

Per una volta sono d’accordo con Sergio, quando scrive che si tratta di “Un trionfo, una vittoria meritata frutto di lavoro e continuo miglioramento” e che la sua è “Una storia che andrebbe raccontata a chi, da sud, prova a cambiare e a vincere”.

Il post integrale lo trovate qui. Lo condivido.

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