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Matera, 21 settembre 1943. Recensione di Angelo Giordano

A quanto pare la recente produzione di Pino Oliva è stata parecchio apprezzata dai collaboratori di questo blog (mi riferisco a quelli che l’hanno letta dal momento che il sottoscritto ancora non lo ha fatto). Quelle che pubblico – e lo faccio volentieri – sono le riflessioni di Angelo Giordano, antico collaboratore ed amico del blog, oltre che appassionato di “storie di guerra”. Le sue – al solito non banali – riflessioni sono meritevoli a mio parere di esser lette, nell’attesa come è ovvio ormai, di aprire un blog dedicato esclusivamente a queste vicende 🙂

Donato Mola

DI ANGELO GIORDANO – Conosco personalmente da molti anni Franco Ambrico e condivido con lui la passione per la Storia della Seconda Guerra Mondiale. E ho atteso con trepidazione che mi venisse consegnato il volume “Matera, 21 Settembre 1943” disegnato magistralmente da Pino Oliva sulla base delle ricerche storiche di Franco. Mi sono preso il gusto di sfogliare le pagine e leggermi con calma le centosessanta pagine di questa che è più di una graphic novel, data la fedele ricostruzione storica rappresentata.

Rappresentata come in un dramma greco, con tanto di coro delle testimonianze a posteriori.
E, in scena, Matera. I Materani ed i tedeschi: comprimari. Protagonista: la Guerra.

Ho apprezzato sia l’accurata ricostruzione splendidamente asettica che le tavole, di sicuro non asettiche, gonfie di cordoglio e sgomento per qualcosa di così inconsueto dalle nostre parti: violenza e morte. La cronaca è scarna. Arrivavano i canadesi ma alcuni materani non hanno voluto aspettare.
Certo, non una folla, solo alcuni. E senza una ragione specifica: una ruberia in più? Un ennesimo sopruso? Perchè prendere le armi contro i tedeschi?
Chi, poi, prende le armi contro i tedeschi? Tutte domande legittime. Ma di interesse limitato agli storici ed appassionati.

Purtroppo, quello che interessa ai contemporanei, però, è altro: inserire i fatti del 21 Settembre (in particolare, ma l’intere Resistenza in generale) nella casella politica di preferenza.

Da un lato l’insurrezione popolare è assunta a Dogma fondante dalla Sinistra che si affanna ad inglobare nelle fila delle brigate partigiane anche chi coi partigiani del Nord ha poco a che vedere e ad escluderne chi, invece, agli onori giustamente riservati ai partigiani, avrebbe pieno diritto (mi riferisco ai militari dell’Esercito Italiano Co-Belligerante).

Dal versante opposto, i tentativi di squalificare il significato politico della Resistenza attraverso tentativi di equiparazione tra camicie nere e partigiani.

Si sa, l’Italia è la paria della Leggenda Metropolitana assunta a sentenza di Cassazione, quindi, non mi meraviglio assolutamente della massiccia adesione al luogo comune anche tra gli stessi italiani degli “italiani traditori (e pure a quello degli italiani imbelli) durante la Seconda Guerra Mondiale”.

Eppure non mancano nemmeno gli storici tedeschi (primo fra tutti Erich Kuby, il Tradimeto Tedesco) che rimettono le cose a posto denunciando che a tradire l’Italietta mussoliniana fu sempre e solo la Germania Nazista che trascinò l’Alleato Mediterraneo in una lunga sequenza di inganni, partendo dalla questione di Danzica fino alla Ritirata di Russia e agli ultimi mesi di alleanza militare.
Per non parlare del giudizio di Rommel sui bersaglieri italiani: “Il Soldato Tedesco ha stupito il Mondo, il Bersagliere Italiano ha stupido il Soldato Tedesco”

Ben pochi dei nostri “storici” si sono posti domande tipo:

“Cosa avevano in comune un impiegato materano che accoltella un tedesco in un barbiere, uno studente bolognese che fa saltare una mina sotto un camion tedesco qui a Castenaso ed un tenente del regio esercito inquadrato nel gruppo di combattimento Folgore che prende a mitragliate una pattuglia di paracadutisti tedeschi sfondando la Linea Gotica?”

Perchè si resta nell’Esercito dei vili Savoia pur di cacciare i tedeschi dall’Italia facendosi a piedi da Brindisi a Bologna?
Se ci fossero e non ci fossero repubblichini patrioti piuttosto che partigiani criminali è questione di gran lunga secondaria rispetto a queste domande.
Perchè si rischia la vita con gli alleati alle porte?

Prima ancora di voler disquisire sui buoni e sui cattivi, su partigiani e repubblichini, io vorrei una risposta a queste domande.

Che Matera non sia stata Alba è certo, che qualcosa in comune l’abbiano, Matera ed Alba, lo è altrettanto. I fatti parlano chiaro: a Matera il popolo non fece le barricate. Ma qualcuno sparò contro i tedeschi. E i tedeschi erano il nemico. Per i reduci dell’Africa, dei Balcani e della Russia non valeva il luogo comune “Italiani traditori e vigliacchi”. Loro erano stati lasciati indietro a coprire le tante fughe tedesche (in camion, mentre i nostri andavano a piedi) da El Alamein al Don. E sapevano. Per gli italiani del 1943 le cose non erano così scontate come per noi.

A Matera qualcuno sparò contro i tedeschi considerando insopportabile la loro vista anche se sarebbe stato ‘comodo’ aspettare i canadesi il giorno dopo. Comodo, già. Troppo comodo. Come il seguito della Storia Cittadina ha dimostrato, la comodità non è sinonimo di bene comune.
E’ un dato di fatto che non abbiamo mai fatto i conti con la nostra guerra civile. Gli americani, per esempio, sono venuti a patti con la loro “War Between the States” e riescono a scriverne la Storia senza contrapposizioni ideologiche

Ma c’è di peggio:
la Retorica che cancella la Storia.

Seppure l’interpretazione dei fatti del 21 Settembre fosse quella di gesti isolati da parte di pochi e non di rivolta di masse popolari stile Ottobre Rosso la medaglia d’argento al valor militare resterebbe comunque giustificata dalla banalità dei fatti:

i tedeschi erano il nemico. E, a Matera, i tedeschi sono stati combattuti. Non come era comodo. Ma come era giusto.
La Storia della Resistenza di Partigiani e Soldati italiani contro l’invasore è sufficientemente densa di gloriosa retorica per tutti, senza dover tirare la coperta dalla propria parte, se solo ci si sforzasse di studiarla.

Forse, il dono più prezioso di quest’opera è l’apertura con cui lascia al lettore la possibilità di interpretare i sentimenti mentre i fatti sono, invece, incisi nei disegni come pietra.

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