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Le novità del centrodestra e il grande freddo di Pietrapertosa.

folinoIeri Salvatore Santoro sul Quotidiano di Basilicata ha rivelato che un candidato forte del centrodestra alla Presidenza della regione Basilicata è Gianluca Esposito, professore universitario di Diritto amministrativo nonché alto dirigente presso il Ministero dell’Agricoltura.

La notizia mi è subito parsa intrigante in quanto rivelatrice, almeno in prima battuta, di una comprensione da parte del ceto politico lucano destro di quanto sia difficile proporsi come alfieri del cambiamento con gli stessi cavalli, buoni o ronzini che siano, con cui si è cavalcato finora. Non fosse altro perché diversi ronzini, anche di quella parte politica, sono partecipi del collasso etico, accompagnato da un’intensa attività giudiziaria, che è stata una delle cause dello scioglimento anticipato del Consiglio regionale.

Personalmente, non ho mai creduto alla tesi secondo cui il centrodestra ed i suoi generali si godano l’opposizione in Basilicata, in sotterranea intesa con il trionfante centrosinistra. Non ci credo perché non ha alcun senso politico. La verità, forse più semplice, è che il centrodestra ha avuto una proposta politica debole in questa regione: poco nitida la visione alternativa al centrosinistra e di spessore non eccelso il personale politico proposto. Dunque, stando così le cose, largo alle novità nei gruppi dirigenti, soprattutto se di oggettivo prestigio, come appunto è il caso di Esposito.

Tuttavia, oggi il direttore de La Nuova del Sud, Parrella, pubblica un’intervista con il suddetto “candidato”, il quale non solo smentisce di essere in pista, o comunque interessato alla candidatura, ma si sbilancia anche in un paio di affermazioni da far cascare le braccia.

A parte una sviolinata dimenticabile, da assistente più che da funzionario tecnico, al suo Ministro di riferimento: “giovane, innovativo e molto competente, l’on. Nunzia De Girolamo”, quello che davvero sconcerta è che un giovane tecnico-intellettuale, che pare trascorra pure molto tempo in Lucania, ritenga che il problema dei problemi, per questa regione come del resto del Mezzogiorno, risieda nella soppressione intervenuta 20 fa anni del Ministero per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno! Vale a dire, siamo in piena nostalgia dirigistico-assistenzialistica.

Lo spunto sul dirigismo e sull’assistenzialismo lucano mi consente di parlare, brevemente, di una piacevole serata di grande freddo a Pietrapertosa, in piena calura agostana, a cena con Folino e con alcuni alti, validi collaboratori della Regione. Visto che la segretezza è ormai bandita dalle discussioni politiche, rivelo che con Folino, da non molto tempo, ci incontriamo per una cena estiva. Diciamo che non litighiamo anche in quelle occasioni solo perché cibo e vino prevengono una eccessiva profondità delle discussioni!

In realtà, pare che con l’Onorevole Folino ci sia una convergenza su diagnosi di fondo e conseguente cura necessaria per questa regione. Sintetizzo in forma di slogan: occorre un doppio shock, etico, sul piano di usi e costumi del ceto politico, e liberale, per quanto concerne la relazione politica-economia. La divergenza con Folino (e non si tratta di una divergenza di poco conto) è nel suo amore, quasi ossessivo, per la tattica e per la gestione, ugualmente ossessiva, di un sistema di relazioni (anche corte). A mio parere, ciò comporta che alle frequenti declamazioni di Folino sull’importanza dell’innovazione e del rinnovamento in questa regione, corrispondano poi risultati concreti di disarmante modestia.

Nello svolgere brevemente il tema del doppio shock, sottolineo che comunque scrivo solo per me.

Il collasso etico è sotto gli occhi di tutti e le vicende giudiziarie sui comportamenti disinvolti dei Consiglieri regionali sono lungi dall’essere concluse. Invece, la valutazione negativa di questo sistema socialista-burocratico con elementi di mercato, imperante in Basilicata, e della sua attuale insostenibilità, consente di individuare la vera riforma di struttura che è richiesta in questa regione.

Questa consiste in una liberazione dell’economia e della società dalla cappa dell’oppressione politica e burocratica. Inoltre, dal ritiro di partiti, partitini e correnti dagli enti strumentali e dalle società pubbliche regionali. Questi due punti fondamentali, se condivisi, consentiranno con relativa facilità di individuare una serie di interventi normativi e di riforma del sistema: da una nuova revisione del trattamento economico dei Consiglieri regionali e del sistema di rimborsi, ad un profondo ripensamento dell’attuale struttura di società regionali erogatrici di beni e servizi pubblici, al momento ancora frammentate in una serie di piccole società che sembrano più utili per la riproduzione del ceto politico che funzionali ad un’offerta efficiente di servizi per i cittadini.

Il vero candidato di Folino alla Presidenza della regione era, come è ben noto, Carrano, imprenditore e già Presidente di Confindustria regionale. Non conosco il personaggio, ma l’ipotesi rientra in quella logica di apporto esterno alla decaduta politica locale di cui ho sempre affermato, soprattutto in tempi recenti, il bisogno.

La candidatura Carrano, come è altrettanto ben noto, non è decollata per le faide interne al Pd, affossata da Luongo, De Filippo e Margiotta. In sostanza, pure sugli esterni ci deve essere un opportuno timbro di corrente! E sempre nell’ottica, “il mio esterno non è meno valido del tuo”, si deve leggere la contro-candidatura del Rettore Fiorentino. Sono, appunto, i bizantinismi che stanno uccidendo il Partito democratico, e non solo quello locale, insieme a tutta la politica lucana.

Per quanto le candidature alla Presidenza siano avvolte, ancora a pochi giorni dall’avvio della campagna per le primarie, in una sorta di ontologica incertezza, i notabili del Pd, se hanno conservato un minimo di lucidità e lungimiranza, dovrebbero cercare un accordo proprio su un nome alla Fiorentino (o alla Carrano) da lanciare nelle primarie di coalizione.

Invece, per il momento restano in corsa cavalli sperimentati come Pittella e Lacorazza. Del resto, improbabili sintesi superiori su cavalli sfiancati alla Adduce, alla Santochirico et hoc genus omne, lasciano davvero il tempo che trovano.

Infine, un semplice ragionamento sul rischio di ritrovarsi nel futuro Consiglio regionale politici, ed a maggior ragione il Presidente, condannati in primo grado. Sarà anche vero che le richieste di rinvio a giudizio riguardano, in alcuni casi, bagattelle: ma cosa facciamo in caso di condanne? Via con un altro, allegro scioglimento anticipato della legislatura?

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