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L’agenda negletta delle elezioni 2013: il trattamento economico dei consiglieri regionali

CONSIGLIO_REGIONALE_BASILICATAUn argomento quasi scomparso dall’agenda politica lucana, e praticamente assente dalla campagna per le primarie del centrosinistra, riguarda i costi della politica e il trattamento economico dei consiglieri regionali.

A pensarci bene, la cosa è un po’ strana, visto che una delle ragioni, forse la principale, dello scioglimento anticipato del Consiglio è derivata proprio da un uso disinvolto dei rimborsi spese previsti per i consiglieri.

Si potrebbe, peraltro, sospettare che l’argomento sia stato cancellato dall’agenda, in parte per mettere in sordina agli occhi della pubblica opinione un tema alquanto scivoloso per il ceto politico, in parte perché si ritiene, sempre da parte del ceto politico, che gli interventi legislativi, attuati soprattutto nell’ultimo anno, abbiano definitivamente sistemato la questione.

Aggiungo che Marcello Pittella, candidato presidente del centrosinistra, non si è distinto nella scorsa legislatura come consigliere particolarmente sensibile al tema. Il che, probabilmente, fornisce un’altra spiegazione della latenza.

Va sottolineato che le recenti novità legislative, adottate anche dal Consiglio regionale lucano, sono state in genere approvate sotto la spinta di iniziative legislative nazionali. In sostanza, a dispetto della grande autonomia di cui godono in materia le Regioni, queste hanno mostrato poca o nulla capacità di autoriforma in materia di indennità, rimborsi e vitalizi.

Partiamo da una semplice domanda: quanto percepisce, oggi, un consigliere regionale in Basilicata? La retribuzione netta, media, di un consigliere regionale è di 6.500 euro mensili per 12 mensilità. Questo risultato si ottiene sommando una indennità di circa 3.000 euro ad un rimborso spese legato all’esercizio del mandato pari a 4.500 euro, più integrazioni ulteriori legate a indennità di funzione che, in pratica, affluiscono a quasi tutti i membri del Consiglio regionale. Dunque, il netto che ho attribuito tiene conto di una stima delle spese effettive, dai viaggi sostenuti al panino e birra nelle pause pranzo, intorno ai 1.500 euro mensili.

La prima osservazione da fare è la seguente: ma se le spese legate al mandato sono al massimo di 1.500 euro al mese (in fondo, si tratta pur sempre di uno stipendio medio italiano) perché, allora, si prevede un rimborso di ammontare triplo? La risposta è duplice: per prima cosa, in precedenza, cioè prima della riforma della disciplina del dicembre 2012, era prevista una varietà di voci di rimborso, dalla diaria al rimborso spese benzina e altro, che rendeva davvero una selva oscura il trattamento onnicomprensivo dei consiglieri regionali e, quindi, il raccogliere in una unica voce il dedalo precedente è stata cosa positiva; tuttavia l’aspetto (assai) meno positivo consiste nell’assurdità del prevedere un rimborso così elevato, e superiore all’indennità di base, il cui uso è lasciato alla totale discrezione del consigliere.

Su questo rimborso forfettario, tanto consistente quanto discrezionale, ha espresso serie perplessità, anche in documenti recenti, la Corte dei Conti regionale. Insomma, giusta la razionalizzazione del sistema, non si vorrebbe passare da un meccanismo di rimborsi arcaico, in cui gli scontrini vengono raccattati per terra e i rimborsi benzina sono del tutto fantasiosi, ad uno più moderno, in cui il consigliere sia completamente libero di usare questi fondi forfettari per vacanze esotiche, gestione di amanti o, magari, addirittura per ristrutturazioni immobiliari!

Questo tema dei costi della politica e del salario netto di parlamentari e consiglieri rimarrà di rilievo nei prossimi anni, soprattutto a causa del perdurare della crisi economica, che richiede gruppi dirigenti alla guida della carovana dei sacrifici e non invece imboscati nelle retrovie, nonché per la necessità di ulteriori restrizioni sulla spesa pubblica in un paese ancora a rischio di default. Studi comparativi sui salari di parlamentari e consiglieri italiani mostrano retribuzioni sistematicamente più elevate rispetto a quelle di altri paesi europei. Ma può sempre essere che la produttività e le competenze degli “eletti” italiani siano più elevate e necessitino di migliori retribuzioni!

Inoltre la Basilicata, ci dicono i dati sui redditi, è una regione povera in senso relativo e assoluto ed il suo reddito pro-capite è nettamente inferiore a quello medio italiano. Segue che il salario dei nostri consiglieri regionali è circa 6-7 volte il reddito medio dei suoi abitanti, a fronte di un salario per i consiglieri delle zone più ricche “solo” 3-4 volte il reddito medio regionale.

Quando pubblicai per la prima volta questi confronti tra regioni, sul Quotidiano di Basilicata un paio di anni fa, ricevetti una email privata da un consigliere regionale che commentava con ira e sarcasmo queste comparazioni, ritenendo assurda l’idea sottostante di “gabbie indennitarie!”

A dire il vero, in epoca più recente, ho visto che importanti organizzazioni internazionali hanno iniziato a pubblicare studi comparati tra paesi basati proprio sui rapporti tra stipendio dei parlamentari e reddito medio per abitante. Ciò per dire che comprendo le reazioni difensive degli interessati, ma il mondo (e il buonsenso) vanno in tutt’altra direzione.

Conclusione di questa parte: uno dei primi provvedimenti che dovrebbe prendere il prossimo Consiglio regionale è ridurre l’entità della voce “Rimborso spese per l’esercizio del mandato”, da 4.500 euro a non più di 3.500 (taglio almeno del 20%).

Non solo ma si deve prevedere, simultaneamente, l’obbligo di destinare almeno la metà di quell’importo ad assunzione di collaboratori temporanei dei consiglieri. Infine, sulla parte residua del rimborso, intorno ai 1.500 euro mensili, si può valutare se debba rimanere in tutto o in parte puramente forfettaria. Con questi interventi, il salario effettivo dei consiglieri regionali dovrebbe ridursi dagli attuali 6.500 a 3.500 – 4.000 euro mensili. In questi tempi cupi una retribuzione più che dignitosa.

Un secondo campo di intervento sui privilegi di cui godono attuali e passati consiglieri regionali riguarda il trattamento pensionistico. Come è noto, dalla prossima legislatura regionale, il vitalizio sarà abolito. Un buon intervento, anche se ancora una volta realizzato sulla combinazione di spinte nazionali e pressioni della pubblica opinione. Tuttavia, come da classico copione, i Consiglieri in carica nella passata legislatura hanno salvato se stessi dall’applicazione di quelle norme.

La litania dei diritti acquisiti ha, al solito, trionfato, potendo essi legiferare sui propri trattamenti e privilegi al contrario di operai, impiegati e cittadini comuni.

L’equità richiederebbe un taglio drastico nei trattamenti pensionistici previsti per i passati consiglieri. In pratica, ciò significherebbe avvicinare le pensioni godute ai contributi effettivamente versati. Sottolineo che questo intervento, del tutto ragionevole, implicherebbe come minimo il dimezzamento delle pensioni future attese dai consiglieri delle trascorse legislature. Ora, non essendo un credulone, è chiaro che ritengo assai improbabile un intervento di questo tipo. Anche perché il Consiglio regionale verrebbe a quel punto messo sotto assedio dagli ex.

Allora, suggerisco un intervento più modesto, sempre in direzione dell’equità di trattamento rispetto ai comuni cittadini: allineare l’età del godimento della pensione a quella dei lavoratori, che ormai è prevista evolvere verso i 67-68 anni. Attualmente, i consiglieri regionali (ripeto quelli passati e non i futuri) mantengono un’età pensionabile di 65 anni e conservano il privilegio della pensione anticipata, sopportando una modesta penalizzazione nel trattamento.

Qualche proposta in direzione dell’aumento dell’età pensionabile, sostenuta nella precedente legislatura da Folino e Romaniello, trovò il solito, invalicabile muro di autodifesa nel Consiglio. Dunque, è auspicabile che si proceda alla riforma nella prossima!

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