La Basilicata è sempre la Basilicata

Quando Donato mi ha invitato a scrivere un post sul marasma lucano, ho accettato di buon grado, ci sono poche cose più divertenti del commentare la primitività della politica lucana. Dico la mia in dieci pillole. Evito di citare solo Vito De Filippo, non perché non meriti menzione ma perché davvero non ho capito quale ruolo abbia giocato in questa vicenda politica e quali fossero i suoi veri obiettivi.

La vittoria di Pirro di Margiotta
In Basilicata, come è noto, o siamo parenti o siamo amici, una realtà dicotomica. Margiotta è, appunto, un mio vecchio amico. In questa vicenda politica il tratto doroteo dell’uomo è emerso in tutta la sua nitidezza. Un doroteo minore, però, visto che quelli antichi erano sì attenti a segare l’albero sul quale era appollaiato il nemico, ma difficilmente ci restavano sotto.
Chi era il nemico? Semplice, il peggior nemico del politico medio è quello culturalmente e politicamente a lui più vicino, in quanto suo potenziale e pericoloso concorrente. Qui a Modena, dove pure non si è scherzato in quanto a confusione nel centrosinistra ma che rispetto alla Basilicata pare terra di giganti politici, a un certo punto si è palesata l’ipotesi di un candidato sindaco proveniente dalla tradizione cattolico-popolare. Strano ma vero, non ha ricevuto un caldo sostegno dalla componente popolare, intesa come vertice politico. Questa componente ha di fatto lavorato per la candidatura di Mezzetti, ottimo candidato espressione della tradizione politica DS (e prima ancora PCI). Verosimilmente, un sindaco “popolare” avrebbe ristretto lo spazio politico futuro dei personaggi di quell’area oggi in posizioni apicali.

La vittoria di Pirro di Lacorazza
Inutile dilungarsi su Lacorazza. Per comprendere la sua solita postura da statista di paese basta rileggersi quanto scritto su Margiotta e chiedersi chi siano i più affini a lui (di Lacorazza) sul piano politico, in modo da poter comprendere chi lui ritenga essere i suoi peggiori nemici.

Gianni e Pinotto
I due alti dirigenti inviati da Roma (perché due poi, forse che uno sa leggere e l’altro sa scrivere?) mi hanno fatto tornare in mente la surreale gag di Gianni e Pinotto: “Chi gioca in prima base?” – “Ma come chi gioca in prima base, Chi gioca in prima base!” “Sì, ma chi gioca in prima base?” E così via continuando con il surreale.
Un tempo era il centralismo democratico, a suo modo una cosa molto seria, per quanto greve. Ti inviavano in Basilicata un Gerardo Chiaromonte o un Alfredo Reichlin (mai i due insieme però!). L’inviato partecipava alla riunione della Direzione e alla fine all’unanimità si votava quanto già deciso a Roma dalla segreteria nazionale. I tempi sono cambiati ma ognuno capisce che tra Chiaromonte-Reichlin e Taruffi-Baruffi la partita è da 3 a 0 a tavolino.

Il tour in elicottero di Chiorazzo
Candidato, forse suo malgrado, poi ritirato, poi ricandidato, poi ri-ritirato. E ci potremmo pure fermare qui! Fossi stato in Chiorazzo avrei continuato comunque nella corsa a presidente: a questo punto la sua presenza nel centrosinistra è inutile o irrilevante, ma il capitale politico accumulato in pochi mesi è già stato dilapidato.

L’enigma della Sanità lucana
A quanto pare l’oro nero in Basilicata non è nella Val d’Agri ma nella Sanità. Sono puri enigmi lucani: non c’è un corrispettivo di classe dirigente sanitaria di questo livello nelle altre regioni italiane! Nella lista dei mille candidati alla presidenza di cui si è discusso in varie fasi, circa 800 venivano direttamente o indirettamente dalla Sanità, tra primari – direttori – manager – cooperatori. Roba da trattato sociologico, ci vorrebbe un Banfield per svelare il mistero!

Impresentabili Braia e Polese, stavolta salvo Marcello
Braia, a proposito di Banfield, sarebbe oggi un normale cittadino lucano senza i legami familiari prestigiosi di cui ha beneficiato in avvio di carriera. Una volta, anni fa, scrissi che in questa regione avevamo il più votato e il più cognato. Con un cv di questo tipo, non c’è da meravigliarsi del salto della quaglia.
Su Polese che dire? Meglio stendere un velo pietoso. Mi meraviglierei se anche uno solo dei due fosse eletto in Consiglio regionale, ma ammiro gli intrepidi che avranno il coraggio di votarli.
Invece, stavolta, salvo Marcello, che soffre per la carenza di presidenza o, in subordine, di scranno parlamentare. Stavolta lo salvo perché l’ostracismo del Pd verso Pittella è inspiegabile e pure irrazionale. Il primo, o il secondo, atto della segreteria Luongo nei primi anni novanta fu l’accordo con i Pittella. Fu una delle scelte chiave che contribuirono all’avvio del lungo ciclo politico del centrosinistra in Basilicata. Poi, chiaro che lo spessore politico di Marcello non è quello di Gianni e nemmeno quello del capostipite.

Il ciclo politico anticipatore avviato nel 1995 e quello avviato nel 2024
Sono sempre stato critico negli ultimi 20 anni con la sinistra lucana, che a me sembra(va) avesse ereditato i vizi del Colombismo senza averne preservato le virtù. Tuttavia, nel 1995 il centrosinistra in Basilicata anticipò la dinamica politica che portò l’anno successivo al primo Governo Prodi, con l’accordo “alto” tra Popolari e DS. Oggi quanto avviene in Basilicata, se non ci facciamo fuorviare dal folklore e dalla commedia umana, può essere letto come l’anticipazione di un ciclo politico nazionale che vedrà l’impossibilità di una ricostruzione vincente del centrosinistra per i prossimi 10 anni. Il M5S è strutturalmente incapace di logica politica, vive di opposizione permanente ai Partiti sistema, in primis il Pd. Il Pd, a sua volta, è strutturalmente debole nella proposta politica e nella strategia. Dunque, la destra italiana, a sua volta parecchio sgangherata, è comunque destinata a governare oltre il 2027.

I miei auguri al futuro Governatore della Basilicata
Bardi è ritenuto da diversi esponenti del centrosinistra come il peggior presidente della storia. Eppure, il grigio Bardi emerge in questa fase come uno statista rispetto ai suoi concorrenti a sinistra. Non ha dovuto fare nulla, gli è bastato rimanere immobile in attesa dell’implosione del centrosinistra. Che dire, con avversari così non c’è partita!

I miei saluti a Marrese
Un brav’uomo, come si diceva un tempo dei politici di medio livello, di sicuro onesto e preparato. Diciamo pure il candidato sbagliato, nel momento sbagliato, nel posto sbagliato.

Infine, il mio saluto anche a Speranza, Folino e Bubbico
Si sa, ho sempre avuto un debole per la sinistra Pd. Ma continuano a morire di tattica e, dunque, anche quando hanno buone idee, come la scelta di Speranza di candidare Chiorazzo, finiscono per raccogliere un centesimo di quanto seminato. Il post sentimentale di Speranza, nel bene e nel male, rappresenta un buon esempio del doroteismo di sinistra: è stato un ottimo ministro e si è affermato come leader, è certamente un politico di notevole spessore, ma è così difficile dire “sono un leader nazionale e quindi non sono spendibile per una causa minore come la presidenza della Basilicata?” Vabbè, forse magari l’ho detta in modo un po’ brutale!

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