I rimborsi pazzi e il folle sistema dei rimborsi

Pubblichiamo l’analisi di Antonio Ribba sul sistema dei rimborsi pazzi per i Consiglieri regionali. L’articolo è stato originariamente pubblicato sul Quotidiano di Basilicata di domenica 28 aprile

Chi, tra i consiglieri regionali e tra gli assessori, ha commesso in passato reati e, dunque, ha ottenuto rimborsi illeciti, pagherà la propria colpa. Se e quanto pagare, lo stabilirà il procedimento in corso, con tutti i suoi vari gradi di giudizio.

Parto da questa ovvietà, per potermi poi permettere di volgere lo sguardo alla necessità di rivedere questo sistema di rimborsi associato all’attività dei Consiglieri regionali. I rimborsi su cui indagano i magistrati sono davvero pazzi, ma abbastanza folle, a mio parere, è anche il disegno delle regole relative al sistema dei rimborsi.

Una preoccupazione, espressa a quanto pare anche da funzionari regionali addetti alla materia, è che alla Regione Basilicata non sia stato ancora predisposto un sistema accurato e rigoroso di controlli sulle richieste di rimborso avanzate dai consiglieri. Dunque, sembrerebbe che, nell’insieme, la soluzione migliore stia nel predisporre liste, magari composte da qualche centinaio (o da qualche migliaio) di voci, concernenti le spese per cui sia possibile richiedere il rimborso; poi avere, sperabilmente, Consiglieri regionali rigorosi, cioè attenti nella selezione e conservazione di scontrini e di fatture; infine, laddove necessario, avere successivi interventi della magistratura al fine di sanzionare errori nell’utilizzo dei rimborsi o, ancor peggio, dolo da parte dei consiglieri.

Chiaramente, un modello così disegnato, appare come l’abituale via italiana, iper-burocratica e ultra-regolamentatoria, al problema di garantire rigore e serietà nel sistema di rimborsi per l’attività connessa all’esercizio del mandato politico. Basti solo per un momento pensare ai costi che un sistema di controlli di questo tipo richiede: quante ore lavoro di impiegati-funzionari regionali sono richieste per permetterne il funzionamento? Oppure, in alternativa, possiamo pensare ad un Consigliere regionale “onesto”, ipotizziamo che addirittura ne esistano, intento a studiare a fondo il problema del se una determinata spesa rientri o meno tra quelle rimborsabili e poi impegnato nel tentativo di organizzare con qualche suo collaboratore la raccolta di “pezze” giustificative del rimborso. È perfino possibile che qualcuno rinunci a priori ad usufruire di un meccanismo di rimborsi di questa natura, data la sua farraginosità e la sua scivolosità.

In realtà, come l’esperienza storica connessa alle attività del settore pubblico insegna, il moltiplicare le regole formali, l’incrementare i passaggi burocratici ed il rendere quanto più possibile minuziosi i controlli, spesso fallisce nell’obiettivo di ridurre la corruzione e la violazione delle regole.

Naturalmente, questa riflessione nulla toglie alla miseria della politica lucana che emerge dalle indagini sui rimborsi illeciti. Oserei dire, in verità, che nemmeno nulla aggiunge rispetto ad una valutazione sulla caduta dell’etica pubblica che ciascuno di noi abbia ritenuto di fare negli ultimi anni. Sottolineerei, anche, che in effetti non aggiunge molto nemmeno rispetto alle valutazioni, che pure abbondano, sullo scadente e non di rado arbitrario sistema di gestione della cosa pubblica regionale.

Tornando al tema rimborsi pazzi, sembra evidente, a guardare il numero di soggetti coinvolti, come la gran parte dei consiglieri regionali abbia finito per considerare, di fatto, i rimborsi connessi all’esercizio della funzione come parte integrante della propria indennità e, di conseguenza, abbia ritenuto di poterne fare un uso totalmente discrezionale.

Ci sono, dunque, a mio parere due temi che devono entrare rapidamente nell’agenda politica e legislativa regionale: il primo riguarda la definizione della “giusta” remunerazione per il consigliere; il secondo, non indipendente, riguarda il come regolamentare i rimborsi spese per l’esercizio del mandato. Sul primo punto, va osservato che gli interventi legislativi recenti sono stati sì tardivi, ma tutt’altro che leggeri, tanto che oggi l’indennità netta di un Consigliere regionale è sensibilmente inferiore rispetto a quella goduta al principio di legislatura ed ammonta a poco meno di 3.000 euro netti mensili. Dove, invece, si manifesta urgente necessità d’intervenire è riguardo alla voce “Spese per l’esercizio del mandato” che, con recente legge regionale, è stata fissata a 4.500 euro mensili. Ricordiamo anche che, prima della correzione normativa del dicembre 2012, erano previste tre distinte voci di rimborso, identificate in: (a) diaria; (b) spese di segreteria e di rappresentanza; (c) rimborso benzina chilometrico.

Quindi, il sistema è stato notevolmente semplificato ma l’ammontare del rimborso è rimasto piuttosto elevato e, soprattutto, rischia ancora una volta di configurarsi come una integrazione occulta dello stipendio del consigliere regionale. Il mio parere, già espresso mesi fa e rafforzato dalla tempesta giudiziaria in corso, è che occorra intervenire con una ulteriore revisione della normativa, perseguendo 3 semplici obiettivi, simultaneamente:

(1) ridurre l’ammontare complessivo del rimborso del 20-25%;

(2) stabilire che la parte rilevante delle “Spese per l’esercizio del mandato” debba essere destinata all’assunzione temporanea di un collaboratore qualificato, che sostenga la qualità dell’attività complessiva del Consigliere regionale e con una spesa stimabile in 2500 – 2800 euro mensili;

(3) infine, una volta fissato un importo totale del rimborso spese intorno ai 3500 euro mensili, nonché dopo aver stabilito che il 70% circa di questo rimborso debba essere utilizzato, appunto, per una collaborazione temporanea e legata al mandato, si deve prevedere che la parte restante della somma, cioè non più di 700 – 1000 euro mensili, possa essere utilizzata per esigenze di spesa dal Consigliere regionale, ma senza alcun bisogno di esibire fatture, scontrini ed altra inutile carta giustificativa. In sostanza, deve trattarsi di una cifra forfettaria, di importo ragionevolmente moderato e residuale, che il consigliere può utilizzare per pagarsi gli spostamenti (che non sono solo quelli necessari per raggiungere la sede del Consiglio), per mangiare il panino nella pausa pranzo, per comprarsi libri utili (o anche meno utili) per la sua attività, per mandare lettere e cartoline ai cittadini etc. etc.

In sintesi: ulteriore ridimensionamento del trattamento onnicomprensivo dei Consiglieri; obbligo di assumere un collaboratore per il periodo del mandato; limitato importo forfettario da spendere per i costi materiali connessi all’esercizio del mandato stesso. Questi ultimi costi vanno definiti nel loro importo ex ante e, dunque, senza costose e farraginose verifiche ex post.

Resta inteso che se non si ritiene di dover (o poter) imporre per legge l’assunzione temporanea di un collaboratore allora, al Consigliere regionale che non si avvalga di questa possibilità, sarà tagliato il “Rimborso spese per l’esercizio del mandato” di un conseguente ammontare.

Ciò può valere, naturalmente, solo per le spese e per i trattamenti individuali dei consiglieri. Tra i rimborsi, però, ci sono anche quelli previsti per i gruppi consiliari che, per quanto drasticamente ridimensionati rispetto al passato, comunque richiederanno qualche regolamentazione e qualche controllo supplementare.

One Comment

  1. LucianoD says:

    Nell’ambito di un’ampia opera di moralizzazione della politica, affinché sia vista come un servizio alla collettività prestato per un periodo determinato e non come forma di arricchimento personale, concordo pienamente su quanto chiaramente propone Antonio Ribba nel suo articolo. In particolare, riferendoci a quanto leggiamo sgomenti in questi giorni, sull’idea di forfetizzare una cifra moderata (appunto i 700-1000 € mensili) per il rimborso spese collegate all’attività politica. Rimarrebbe così affidato alle capacità di risparmio di ciascuno saperle utilizzare, non cadendo nella tentazione di frequentare alberghi o ristoranti di lusso tanto paga Pantalone. Un po’ di sano pragmatismo anglosassone eviterebbe così inutili, lunghe e costose burocratizzazioni nelle cui maglie poi i furbi all’italiana sempre ci sguazzano.
    Circa il collaboratore, io eviterei il passaggio attraverso le tasche del consigliere regionale, ma verserei quanto stabilito direttamente al collaboratore stesso se c’è, evitando un’altra occasione di speculazione se non ricatto a spese del dipendente (finti pagamenti, sottopagamenti ecc) che sono stati ampiamente osservati e riferiti a livello nazionale.
    Personalmente, similmente a quanto accade ai dirigenti di una azienda, arriverei anche ad ipotizzare una sorta di bonus suppletivo, collegato all’eventuale miglioramento di alcuni indici del livello di vita della popolazione, tipo il tasso di occupazione lavorativa, l’aumento di reddito medio e similari. Per non infierire, evito di prevedere un malus.

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