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Cosa bolle in pentola per la Basilicata? Renzi, Pittella, il PD e il Petrolio

pentola Oggi i più importanti quotidiani nazionali dedicano grande spazio al progetto annunciato ieri da Renzi, concernente una serie di interventi per rilanciare l’economia e da attuarsi nel corso del prossimo settembre.

Tra questi interventi, probabilmente, il più rilevante nell’ottica del premier è proprio il “progetto idrocarburi” che, secondo il Sole24 ore, sarebbe in grado di mobilitare risorse private per 17 miliardi di euro, destinate ad investimenti in Basilicata, Sicilia ed Adriatico.

Come chiarisce il Sole24 ore, dietro questa linea, che è una delle 10 linee guida dello “Sblocca Italia”, c’è un grosso lavoro condotto da un’associazione al di sotto di ogni sospetto (questa definizione è, ovviamente, mia e non del Sole), ovvero da Assomineraria, l’associazione delle compagnie petrolifere che operano nel paese. In uno studio finanziato dall’associazione, si indica in 80 il numero di progetti attuabili dalle compagnie nei prossimi 4-5 anni, per investimenti pari a 17 miliardi di euro. Investimenti che sarebbero realizzati lungo 3 assi strategici: Basilicata, Sicilia e Adriatico, con il grosso degli investimenti destinato allo sviluppo di risorse già esistenti e per il resto alle esplorazioni ed allo stoccaggio di gas. Sempre secondo lo studio, l’impatto economico di queste iniziative è stimato in 100 mila nuovi posti di lavoro annui, connessi alla costruzione degli impianti, e ad un risparmio sulla cosiddetta bolletta energetica pari a 10 miliardi di euro l’anno per 20 anni. A questi effetti vanno aggiunte entrate fiscali incrementali per lo Stato pari a 3 miliardi di euro annui (sempre su un arco di 20 anni).

Bene, e qui il cerchio si chiude con alcune frasi di Renzi, riportate sempre oggi da Corriere della Sera, in cui si riprendono alcuni temi cari al repertorio del Presidente del Consiglio: (a) la necessità di abbattere i tabù della sinistra sul petrolio, concedendo dunque nuove autorizzazioni a trivellare in Basilicata; (b) le lentezze dei burocrati che bloccano sempre tutto; (c) il concetto di base Renziano: “Perché comprare energia all’estero se l’abbiamo in casa?”

Ora, dico subito qual è, in termini generali, la mia personale posizione sul tema delle estrazioni petrolifere. Io penso che fino a quando saremo all’interno di un modello di sviluppo industriale utilizzatore di petrolio sarà impossibile, se non velleitario, sostenere che sia sciagurata quella regione che è dotata di petrolio! E, dunque, opporsi alle estrazioni. Altrimenti, per coerenza, dovremmo opporci non solo alle estrazioni in Basilicata ma, prima di ogni altra cosa, alle importazioni di petrolio dall’estero. Tuttavia, io non ho mai visto manifestazioni ai valichi di frontiera italiani per bloccare le importazioni di petrolio.

Un problema rilevante, però, è che noi non vorremmo che a decidere dello sviluppo della Basilicata fosse Assomineraria! Non fosse altro perché nel mondo capitalista, a memoria d’uomo, non si sono mai visti investitori troppo sensibili ai temi della tutela ambientale, che implica sempre ingenti investimenti limitatori dei profitti privati.

E qui veniamo al Pd di Basilicata, in particolare alla lotta in corso per la segreteria regionale ed alle forti pressioni romane, Lottian-Renziane, per sostenere la candidature di Braia, senza se e senza neppure un ma. Nelle ultime ore, questa pressione, dati i numeri avversi, è evoluta in un netto ostracismo per Luongo che, al limite, Lotti vorrebbe eletto in condizioni di estrema debolezza, cioè con il possibile abbandono della scena da parte dei 43 componenti dell’assemblea aderenti alla lista Braia.

È troppo forte la coincidenza tra il rilancio sul petrolio, previsto a settembre dal governo, e l’attenzione esagerata che il Pd da Roma sta dedicando al congresso lucano. Aggiungiamo che una certa ambiguità, in queste ore, affligge anche l’atteggiamento di Marcello Pittella.

Infatti, il Presidente, dopo essere partito lancia in resta all’assalto di Renzi e del Patto di Stabilità interno, e proprio sulla questione delle royalties petrolifere, in questa fase sembra far fatica a seguire, in relazione alle vicende del Partito democratico lucano, una propria autonoma linea di azione politica. È pubblico il suo intendimento di “portare un pezzo del partito” verso un accordo unitario, cioè dati causa e contesto, verso la segreteria Luongo, ma è molto privato il suo tormento di queste ore sul se seguire o meno il diktat romano sulla guerra totale a Luongo.

Il punto politico è: si è trovata a Roma una quadratura complessiva, tra accordi sull’aumento delle estrazioni petrolifere, compensazioni via Patto di Stabilità e altro, che richieda prudenza da parte di Pittella sulle vicende congressuali lucane? Prudenza, nel senso di acconsentire, in ambito di un accordo complessivo, alle pressioni di Lotti? E la posizione di Braia su questo accordo quadro romano, complessivo, qual è?

Io non ho dubbi sul fatto che Luongo non sia certo un paladino iper-ambientalista, ma vorrei appunto meglio comprendere perché sia così importante per Renzi e per Lotti avere un segretario amico in questa fase o, al limite, se questo obiettivo non fosse raggiungibile, avere un segretario indebolito alla guida del Pd lucano. Ovviamente, può sempre essere che si tratti della ricerca di affinità politica dell’area Renzi (sempre nazionale) con i segretari regionali, cosa che in un partito ancora strutturato non è nemmeno peregrina.

In conclusione, ritengo sia di fondamentale importanza che sia Marcello Pittella che Luca Braia, i quali hanno notoriamente fatto della comunicazione trasparente un loro cavallo di battaglia politico, chiariscano in cosa siano consistiti eventuali accordi romani, di carattere politico-economico, concernenti la Basilicata e il suo sviluppo futuro.

Certo, sarebbe beffardo, anche alla luce del durissimo scontro in assemblea tra Folino e Pittella, se stavolta fosse stato proprio Renzi a piegare Marcello grazie al sempiterno e fondamentale articolo quinto!

Antonio Ribba

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