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Antonio Luongo segretario regionale del Pd lucano 20 anni dopo

di ANTONIO RIBBA – Con elevata probabilità, diciamo 80 su 100, Luongo sarà il prossimo segretario regionale del Pd lucano. Può indurre un po’ di malinconia il ritorno dello stesso segretario 20 anni dopo la sua prima esperienza di direzione, ma si tratta di una conseguenza del pessimo stato dell’arte che affligge quel partito. Soprattutto, questo appare l’inesorabile epilogo politico in assemblea regionale, almeno alla luce del risultato elettorale.

Uno dice, ma come Luca Braia è primo con il 43 percento scarso. Sì, ma l’area di più dura opposizione alla sua candidatura ha ottenuto il 57% e, se vogliamo dirla tutta, perfino frange interne di sostegno alla coalizione Antezza-Braia-Pittella, che pur si sono battute in modo chiaro a suo favore, non hanno mai davvero ritenuto la candidatura di Luca del tutto adeguata al cimento. Perché, altrimenti, il senatore Margiotta si sarebbe a suo tempo candidato alla segreteria, se non in funzione anti-Braia?

Qui, probabilmente, sta il grosso errore di Marcello e di Gianni Pittella, che non hanno saputo stoppare le pretese strampalate della corrente Braia-Antezza sulla segreteria regionale, nonché saputo frenare il proprio personale, bulimico appetito. Le definisco pretese strampalate (e appetiti insani) perché consegnare una regione a 3 grandi famiglie più qualche figlioccio adottivo, due famiglie della provincia di Potenza ed una della provincia di Matera, è roba capace di farti ingoiare persino una segreteria Luongo!

E qui devo inelegantemente citarmi: non ci battemmo, nel nostro piccolo, contro il neo-clientelismo ed il politicismo del Pd ad egemonia ex DS per ritrovarci poi nelle braccia di due feroci gruppi che vedono la politica come una questione di famiglia!

Se capisco qualcosa di politica, in questo momento Piero Lacorazza è più preoccupato che esaltato dal suo buon, ma non certo strepitoso, risultato. Piero ha finalmente contato le sue divisioni e ha scoperto che vale tra un minimo dell’8% e un massimo del 10% su scala regionale. In provincia di Potenza di più, forse il 15%. E allora? Si tratta davvero di una grande scoperta? Egli è stato un abbastanza apprezzato segretario regionale, un presidente di provincia e il candidato anti-Pittella alle primarie del 2013. Dunque, non c’è alcuna sorpresa nel suo risultato elettorale. Peraltro, un effetto collaterale dell’offerta pubblica di acquisto lanciata dal duo Lacorazza-Santochirico sulla ormai fu Civati, è che quella piccola area si è frantumata in provincia di Matera, dove ha fatto un discreto e previsto flop, perdendo alcuni pionieri lucani dell’area, come il bravo Nino Carella.

Cioè, il rischio è che l’operazione Lacorazza finisca per essere una foglia di fico per un po’ di riciclaggio barricadero di schegge del ceto politico.

La mia sintesi su Lacorazza è che se sostiene Braia in assemblea regionale è (politicamente) morto. Se invece, come è probabile, sosterrà Luongo, andrà comunque incontro a qualche difficoltà politica. Del resto, si doveva eleggere il segretario regionale con primarie aperte e il suo candidato, il frizzante Dino Paradiso, non solo non ha ottenuto il 50% +1 necessario per l’elezione ma si è addirittura classificato terzo, con un modesto 16,7%. Dunque, se vogliamo buttarla in politichese, Lacorazza ha vinto per il buon risultato personale a Potenza e perché i suoi voti peseranno in assemblea regionale. Se, in alternativa, vogliamo parlare seriamente di politica, Lacorazza si trova nella condizione necessitata di dover fare oggi quello che ieri gli chiedevano i suoi ex amici e compagni, Bubbico-Folino-Speranza: sostenere Luongo alla segreteria regionale.

Se davvero Antonio Luongo sarà segretario, allora mi auguro comunque che lo sia per un brevissimo periodo di transizione. Al massimo uno-due anni. Luongo è il più attrezzato dei 3 candidati alla direzione politica e saprà certamente confrontarsi con l’esuberante Marcello, il cui riformismo, per ora, sembra più che altro consistere nel farne una e nel pensarne cento. Tuttavia, Luongo è davvero l’uomo politico di un’altra era geologica: mi riferisce Donato Mola che è praticamente assente dalla rete, luogo principe della rivoluzione tecnologica degli ultimi 15 anni. E anche ieri il sito del Pd di Basilicata è rimasto silenzioso, certo non per colpa di Luongo, come lo è ormai da mesi. Va bene l’anti-nuovismo, la serietà e la sobrietà della comunicazione ma est modus in rebus! Naturalmente, l’assenza di Luongo da questi luoghi social di perdizione, ma anche la sua relativa assenza dal dibattito politico-culturale pubblico, non è solo frutto di snobismo anti-modernista ma riflette soprattutto un gusto politico per la ricerca privilegiata di accordi riservati nei ristretti gruppi dirigenti.

Infine, la grande partecipazione alle primarie, con cifre pazzesche di votanti. La partecipazione non è mai cosa negativa, pur con qualche ombra e polemica che sempre accompagna le primarie in salsa Pd. Però, mi pare chiaro, l’alto tasso di partecipazione rivela anche come il Pd sia ancora visto dai cittadini-elettori come il Partito-Regione e, dunque, consegue che l’elezione del suo segretario sia vista come scelta di elevatissima importanza.
Dubito che Luongo possa (e voglia) lavorare sulla liberazione della Basilicata dalle spira avvolgenti del Partito-Regione o, in altri termini, che egli sia in grado di stimolare il superamento del modello di governo di socialismo burocratico, temperato da modesti elementi di mercato, verso cui è precipitata nell’ultimo decennio la regione.
È anche per questo motivo che, una volta stabilita la chiara inagibilità politica di una segreteria Braia, tesi suffragato anche dall’esito elettorale, è comunque importante che la direzione di Luongo duri il tempo più breve possibile.

Antonio Ribba

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